martedì 17 giugno 2014

la caccia al mostro...

Lo so non è molto originale iniziare il mio blog con l'argomento più sputtanato dell'anno, ma è un buon inizio per cominciare a togliermi i vari sassolini nella scarpa che mi infastidiscono.
Ieri sera hanno arrestato il presunto assassino di Yara Gambirasio...e urrà tutti a festeggiare e a fare tiro al bersaglio mediatico o magari ad appostarsi davanti alla centrale di polizia nella speranza di linciare il mostro, come se con questo arresto, considerato da tutti una condanna definitiva, quella povera ragazzina potesse risorgere, ma sopratutto come se fosse accertata al 100% la colpevolezza dell'indagato.
Ora io di quanto ha portato a questo arresto ne so quanto il resto dell'opinione pubblica, vale a dire molto poco, so però che un arresto non significa(specie in Italia dove la giustizia è quello che è) una certezza di colpevolezza. Ok il DNA non sbaglia...possono però sbagliare tutti quelli che stanno intorno tanto per fare un esempio, uno scambio accidentale di provette non è un'ipotesi tanto remota, poche settimane fa la notizia più popolare è stata quella di una donna a cui era stato impiantato un embrione di un'altra coppia che si trovava a portare in grembo il figlio di un'altra. Gli stessi dubbi(fino a quando i fatti non verranno accertati) possono valere per qualunque prova vista la scarsa perizia delle indagini dimostrata da tanti casi irrisolti o condanne  di presunti mostri demolite dalla realtà(qualcuno si ricorda il papà dei bimbi di Gravina per esempio). A me pare vergognoso che a questo stadio il mostro venga sbattuto così in prima pagina con tanto di indicazioni sul dove vive, sulla moglie e i figli, con tanto di foto oscurate malamente ma nelle quali i bimbi risultano perfettamente riconoscibili da chiunque li conosca di vista e specificazioni sul fatto che uno dei figli ha la stessa età di Yara. Anche ammettendo un'accertata colpevolezza che necessità c'è di sbattere in prima pagina chi non ha nessuna colpa se non essere figlio di un assassino? Yara non c'è più e il colpevole(chiunque sia) meriterebbe di marcire in galera per il resto dei suoi giorni...ma questi poveri ragazzini che hanno fatto per meritarsi il pubblico ludibrio? Per essere additati a vita come figli del mostro? Perchè rovinare la loro vita? Perchè, nel caso il padre risulti colpevole aggiungere alle loro disgrazie il disprezzo e la malevolenza della gente? Perchè, nel caso il loro padre per assurdo risulti innocente sottoporli a tutto questo? In Italia esiste un albo dei giornalisti che dovrebbe garantire una certa etica, ma a che cosa serve? Sicuramente non a garantire la qualità e la correttezza dell'informazione...probabilmente per  fare interessi corporativi e permettere di controllare la carta stampata. E poi un'altra considerazione da cittadina mi fa girare parecchio le palle...allora per prendere il presunto assassino in modo scenografico si sono persi 4 anni e sprecati tantissimi soldi nel confrontare 17.000 DNA diversi. Ieri è venuto fuori che l'indagato possiede un furgone bianco e che il suo cellulare era presente negli orari giusti nella cella del luogo dell'omicidio. Ora, dal momento che quando Yara è sparita diversi testimoni avevano parlato di un furgone bianco, e dato che suppongo la magistratura abbia pieno accesso ai dati del PRA e alle utenze telefoniche perchè non si è fatto un controllo incrociato tra i residenti nel raggio di 10 km possessori di un furgone bianco e le utenze di cellulari a loro intestate presenti nella zona? Non era la cosa più logica? O magari con indagini da far impallidire l'FBI(ma quella dei film non quella della realtà che sicuramente agisce secondo criteri più pragmatici e rispetta criteri di economicità!) si poteva godere di un attimo di luci della ribalta? Ma chi, e secondo quale criterio, conduce certe indagini in Italia? Sentir dire che la giustizia(dopo 4 anni...)ha conseguito uno straordinario risultato mi fa ridere...perchè non è così. Abbiamo l'ennesima prova di quanto siano inefficienti le indagini in Italia e di quanto non esista nessuna tutela nè delle vittime dei reati nè dei sospettati.

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